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La coltura del rafano

Il rafano o cren (armoracia rusticana) appartiene alla famiglia delle Crucifere, è conosciuto soprattutto in Lombardia nel Veneto è in Piemonte; questa specie è originaria dell'Europa Centrale, ma alcune fonti sostengono che fosse coltivata dai Greci già mille anni prima di Cristo e che in Inghilterra fosse coltivata prima dell'arrivo dei Romani, nel primo secolo a.C.; con il passare del tempo è diventata una pianta spontanea nel nostro territorio; la sua crescita è molto radicata un po’ ovunque, ma predilige le scarpate e anche terreni sassosi e poco fertili.
Un altro nome popolare di questa pianta è "erba da scorbuto": il rafano, fu infatti usato un tempo per curare questa malattia, che come si sa è provocata da una carenza alimentare di vegetali freschi, il contenuto di vitamina C nelle foglie giovani del rafano, è il doppio di quello che ne contiene un'arancia a parità di peso.
Il rafano era molto conosciuto anche da noi nel passato, ma in Italia la sua coltivazione è sempre stata piuttosto limitata.
Questa erbacea perenne, è inconfondibile per le sue radici rizomatose e fittonanti, lunghe anche 50-60 cm, inizialmente cilindriche ma che diventano molto rugose e che emanano un caratteristico odore aromatico penetrante.
Le sue foglie sono basali picciolate, oblunghe, dentate; i fiori sono piccoli regolari, a quattro petali di colore bianco.

Tecniche di coltivazione

Penso che non ci sia pianta più facile da coltivare del rafano, che è di una specie così rustica e parca che riesce spontaneamente a propagarsi e proliferando così bene con i suoi rizomi fino a diventare invadente.
Questa specie cresce ovunque, ma per potere raccogliere i suoi rizomi bene formati e abbastanza teneri bisogna effettuare la coltivazione in terreni freschi, fertili e profondi; per evitare poi, la sua crescita incontrollata, si consiglia di piantarlo in un angolo dell'orto, altrimenti diventerebbe una pianta infestante con le conseguenze che ne derivano.
Si coltiva, interrando alla fine dell'autunno, i pezzi di radice della pianta, raccolte alla fine dell'estate, la fioritura è scalare e va da giugno ad agosto e si sviluppano gli scapi fiorali che terminano con dei piccoli fiori bianchi,; è molto difficile trovare il seme del rafano data la sua predisposizione alla sterilità ed è per questo che si propaga attraverso i suoi rizomi.
Durante la stagione fredda, al rafano si seccano la foglie, ma i rizomi sotto il terreno rimangono forti e vitali, pronti appena la temperatura lo permette a riprendere il loro vigore di crescita.
I rizomi, dopo la raccolta si possono mantenere freschi mettendoli sotto un sottile strato di sabbia o tenerli in una cantina abbastanza fresca, quando si effettua l'estirpazione è bene ricordarsi di lasciare sul posto i rizomi più sottili in modo che possono riformarsi nuovi cespi.

NOTIZIE UTILI

Il rafano, al pari di molte altre erbe aromatiche, viene sempre più richiesto dai buongustai per le sue radici fortemente aromatiche e piccanti; internamente il rizoma è biancastro e ha un odore debole, ma se si schiaccia, si taglia o si grattugia libera un'essenza piccantissima (solfocianato di butile) che può provocare irritazione alle mucose e una forte lacrimazione ed è per questo motivo che quando si grattugia bisogna usare le dovute cautele.
Per rendere appetibile la polpa così ottenuta, è necessario attenuarne il sapore troppo aspro e piccante aggiungendo aceto o meglio, la maionese nelle volute proporzioni, in modo, da ottenere una salsa di sapore più o meno piccante in base ai propri gusti; si ottengono così delle salse tipicamente piccanti di sapore molto gradevole che vanno servite con il bollito, con la lingua salmistrata, con altre carni e con il pesce.
Agisce sull'organismo stimolando la secrezione gastrica e può quindirisultare utile nelle digestioni lente; è un potente rimedio antitosse, diuretico e depurativo, la sua radice fresca ridotta in poltiglia per raschiatura e applicata localmente attenua i dolori dovuti alla sciatica e nei dolori reumatici.


Ricette

Sciroppo contro la tosse
Lavate alcune radici e affettatele finemente, disponete le fette a strati in
un colapasta d'acciaio, cospargendo abbondantemente ogni strato con zuc-
chero di canna. Mettete lo scolapasta su una terrina per raccogliere lo sci-
roppo che, dopo qualche tempo comincerà a colare. Questo sciroppo può es-
sere conservato per 7-10 giorni in un barattolo di vetro ben tappato in fri-
gorifero. Se ne possono consumare 1-2 cucchiai da minestra il giorno.