Cosa è un seme
Paolo Pistis
Studio sulla rigenerazione delle sementi
B. von Wistinghausen
Produzione di sementi e riproduzione del seme nella e per l’agricoltura biodinamica.
Quali sono i nostri obiettivi nella selezione?
Come li realizziamo praticamente?
 

Produzione di sementi e riproduzione del seme nella e per l'agricoltura biodinamica.
Quali sono i nostri obiettivi nella selezione?
Come li realizziamo praticamente?

di Brigitte von Wistinghausen - pagina 1

Ieri ho detto che l’origine delle piante coltivate risale a un’epoca in cui la coltivazione e la selezione delle piante andavano di pari passo. Il dottor Gasperi ha spiegato come l’inizio dell’attività agricola corrisponda alla fase in cui l’uomo inizia a sviluppare la cultura. Il fatto che ora, grazie all’antroposofia, abbiamo a disposizione un nuovo metodo di agricoltura, l’agricoltura biodinamica, ci dà anche l’opportunità di sviluppare una nuova cultura. Da una parte abbiamo quindi una nuova possibilità di imparare a praticare l’agricoltura e la lavorazione del suolo; infatti le lavorazioni del terreno, la concimazione, la coltivazione delle piante, hanno ricevuto un nuovo impulso.
Dall’altra ci manca però ancora qualcosa: dobbiamo ora dedicarci alla cura e alla produzione delle sementi. La selezione, la creazione di nuove varietà vegetali, costituirebbe quindi la piena realizzazione di questo nuovo impulso culturale.
Questo secondo aspetto ci richiede di sviluppare un rapporto di comprensione più approfondito con lo spirituale nella natura. E questo forse al giorno d’oggi è un compito superiore alle nostre capacità spirituali. Ma ciò che si può già fare è dedicarsi alla cura delle sementi seguendo l’impulso biodinamico.

Ho parlato delle analisi effettuate dalla signora Balzergraf, la quale è in grado di distinguere in un test se una stessa varietà sia stata coltivata con metodo convenzionale o biodinamico. Dal punto di vista genetico la varietà non è stata modificata, ma tramite tali analisi è possibile constatare una grande differenza qualitativa del prodotto.
Per questo ritengo che sia una necessità per l’agricoltura biodinamica nel suo complesso che l’agricoltore biodinamico si assuma il compito della cura della semente, innanzi tutto dedicandosi alla cura delle varietà già esistenti, di quelle varietà cioè che danno buoni risultati nell’agricoltura biodinamica; da questo discorso sono naturalmente esclusi gli ibridi, oggi così diffusi, perché non sono riseminabili.
Se infatti riseminiamo gli ibridi, nella generazione successiva vediamo come sparisca l’enorme produzione di massa, non vi sia più quell’uniformità perfetta, e compaiono piante con modificazioni patologiche o addirittura letali. Una varietà ibrida può essere interessante solo nel caso in cui ci si dedichi a selezionare, tra tutti i tipi che si sviluppano nella seconda generazione, quelli che appaiono più interessanti e più vitali.
Le piante geneticamente manipolate che arriveranno sul mercato nel prossimo futuro, non sono utilizzabili per due ragioni. In primo luogo perché il modo in cui queste varietà sono ottenute è contrario alla comprensione della vita che sta alla base dell’agricoltura biodinamica: tramite queste manipolazioni infatti vengono innescati processi che l’uomo non è in grado di comprendere fino in fondo, e secondo me questo modo di agire è irresponsabile.
Una seconda ragione è che la creazione di varietà transgeniche è accompagnata dalla concessione di brevetti sulle varietà. Ciò significa che chi realizza la selezione inserendo in modo transgenico un carattere ereditario in una determinata varietà, può poi brevettarlo, diventa di sua proprietà (e questo è qualcosa che non è mai esistito nel passato) e un altro selezionatore non può più utilizzarlo. Fino ad oggi nella selezione vegetale valeva il principio secondo il quale, ed è giusto così, ciò che viene selezionato diventa patrimonio dell’umanità e può quindi essere riutilizzato. Ora l’ingegneria genetica introduce qualcosa di completamente nuovo, per il fatto che le risorse genetiche iniziano a diventare proprietà personale.

Nel futuro si vuole anche impedire la riproduzione delle varietà transgeniche, introducendo nel DNA, oltre al gene che porta la caratteristica desiderata, anche un fattore che viene chiamato Terminator, il quale impedisce al seme prodotto da queste piante transgeniche di germinare, mentre il produttore di questa varietà la può riprodurre rimuovendo, sempre con tecniche transgeniche, tale fattore. Le ditte di ingegneria genetica dicono che il nome “Terminator” è improprio, che bisognerebbe invece chiamare queste varietà “non copiabili”. Se quindi prospettiamo un futuro nero, possiamo pensare che proseguendo su questa strada tra un paio di decenni produrremo solo semi che non sono in grado di germinare e per seminare dovremo ricorrere all’acquisto della semente da queste ditte.
Quindi dobbiamo fare qualcosa, se nel futuro non vogliamo diventare schiavi di queste grandi aziende produttive. Non dobbiamo però agire solo per paura, ma piuttosto sulla base del compito culturale che ci viene dalla moderna scienza dello spirito.
Ora desidero raccontare quel che abbiamo fatto in Germania, da quando è iniziato questo lavoro, circa 25 anni fa. All’inizio l’ortocoltore Illmar Randuja, prima a Dornach e poi sempre in Svizzera, presso l’azienda agricola Ekkharthof, ha iniziato a riprodurre col metodo biodinamico alcune varietà. Egli era orticoltore in una istituzione che si dedicava all’assistenza dei disabili e ha iniziato a offrire i semi agli agricoltori biodinamici che partecipavano a Dornach a diversi incontri, così anch’io, come altre persone, circa 25 anni fa ho preso quei semi, ho iniziato a coltivarli nel mio orto e sono rimasta molto sorpresa nel vedere come da essi nascessero piante che mostravano uno sviluppo molto più rapido e migliore.

 

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